sabato 15 novembre 2008

Senza titolo 39

Questa è la poesia a cui alludevo nel post precedente:


 


 


 


STUPORE






Seno di bosco discende

al ritmo di montuose fiumare.

Questo ritmo mi rivela Te,

il Verbo Primordiale.


 




Com'è stupendo il Tuo silenzio

in tutto ciò che da ogni dove propala

un mondo reale...

che assieme al seno di bosco

scende giù da ogni versante...

tutto ciò che con sé trascina

l'argentata cascata del torrente,

che dal monte cade ritmato,

trasportato dalla propria corrente...

— dove trasportato?


 




Che hai detto, torrente di monte?

In che luogo t'incontri con me?

Con me che sono altresì perituro

come te, siffatto...

Ma cosiffatto come te?






(Di fermarmi qui, acconsenti -

consentimi di fermarmi al varco,

ecco uno di questi semplici portenti.)

Non si stupisce una fiumara scendente

e silenziosamente discendono i boschi

al ritmo del torrente

— però un umano si meraviglia.

Il varco che un mondo trapassa attraverso l'uomo

è dello stupore la soglia,

(una volta, proprio questo portento fu nominato «Adamo»).


 




Ed era solo, col suo stupore,

tra le creature senza meraviglia

― per le quali esistere e trascorrere era sufficiente.

L'uomo, con loro, scorreva


sull'onda dello stupore!

Meravigliandosi, sempre emergeva

dal maroso che lo trasportava,

come per dire a tutto il mondo:

«Fermati! ― in me hai un porto,

in me c'è quel luogo d'incontro

col Primordiale Verbo» ―

«fermati, questo trapasso ha un senso,

ha un senso... ha un senso... ha un senso!».


 

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